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L’inizio del grande autunno in terra siciliana

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Sarà pure una coincidenza ma, che una piccola delegazione del Cassinis si ritrovi proprio in Sicilia nel primo di weekend di ottobre, sembrerebbe il frutto di una scelta molto azzeccata per festeggiare il nostro neo campione Vincenzo Zaccaria - fresco fresco di un importante titolo nazionale - proprio nella sua terra. E cosa c’è di meglio se non festeggiare un podio con un altro podio? Ma partiamo dall’inizio...

Roberto, Giulio, e l’ormai irrefrenabile presidente avevano deciso da mesi di prendere l’aereo con bighe e divise alla volta della Sicilia, invogliati dai racconti di Agostino, l’altro siciliano della squadra che, come Vincenzo, ben conosce queste terre e i percorsi della GF di Marineo. E quindi eccoli tutti e quattro in Trinacria, pronti e decisi a godersi le bellezze di questa terra, anche se per l’occasione un po’ fangosa, perchè la GF a Marineo e dintorni quest’anno si è disputata in giorni piovosi come non se ne vedevano da tempo...

Sotto un cielo cupo, soffitto ombroso che non percuote la solarità di questa terra, abbiamo sperimentato anche l’incredibile solarità delle persone che ci abitano, la cui ospitalità ci ha colpito davvero nel profondo.

Incontrare il giorno prima della gara gli organizzatori, che dopo poche chiacchiere (“siete voi quelli di Milano?”) paiono essere compagni di avventure conosciuti da sempre: facile comprendere quanto valga la pena percorrere tanti chilometri per scoprire come la MTB sia davvero una passione senza confini. Bello, davvero bello farsi coccolare per due giorni, a margine di una stupenda manifestazione MTB dal volto umano e caloroso, da persone che viene proprio voglia di conoscere e che ci tengono a farsi conoscere, specchio umano di luoghi che meritano davvero di essere visitati, conosciuti, assaggiati (vogliamo parlare della buona cucina?) e, perchè no, ‘pedalati’. Cogliamo l’occasione per ringraziare ancora Giuseppe e la pro Loco di Marineo.

Ma non perdiamo il filo! Queste terre sono la culla di meravigliosi sentieri, boschi e paesaggi che si sposano alla perfezione con le ruote grasse. E la mattina del 6 ottobre 2013, 350 atleti sono pronti sotto l’arco della partenza, incuranti della pioggia caduta abbondante nelle ore precedenti e delle condizioni che non premettono nulla di buono per le ore a venire... In un clima agonistico, ma molto caloroso, festoso e sportivamente rilassato, inizia questa 9° GF dell’Eleuterio a Rocca Busambra.

La partenza, usciti dal paese, è subito in salita, prima asfalto e poi sterrato. Prima scrematura. Roberto ‘a tuono’, è subito avanti; Mario e Agostino seguono dietro. I primi sterrati, in salita, sono belli e le discese comunque drenate e veloci. Nonostastante il meteo, il tifo lungo il percorso è molto presente, ed incredibilmente affettuoso, quasi familiare!

I problemi, per tutti, iniziano nelle prime discese e salite fangose, poco dopo l’ingresso nel bosco. Terreno a tratti infido. Un fango argilloso che i ‘nostri’ non hanno conosciuto nemmeno nei sentieri più cattivi della Brianza di Montevecchia. E dopo le prime salite nel bosco della Riserva Naturale del bosco di Ficuzza, appare a tutti chiaro che la prova di quest’anno a Marineo sarà dura, molto dura. Una di quelle granfondo dove dopo 15 km ci si sente affaticati e provati come a metà del percorso di una marathon!

I primi concorrenti si salvano in parte, ma per quelli a seguire ci sono poche speranze. Una grande quantità di fango denso e smosso si attacca alle ruote impedendone del tutto il rotolamento; le forcelle sono bloccate da una massa di terra bagnata che fa raddoppiare il peso delle bici, rendendone difficoltoso in certi passaggi anche il sollevamento. E’ davvero una prova fisica e mentale con pochi precedenti.

A Mezzojuso le luccicanti biciclette si sono ormai trasformate come la carrozza di Cenerentola. Sembrano ridotte a pezzi di vecchi cancelli ricoperti di fango e detriti. Addio ingranaggi lubrificati. Non si contano più le catene spezzate e i deragliatori divelti. Dove l’organizzazione ha poi tagliato dal percorso una lunga scalinata, i concorrenti immergono le bici per intero nella vasca delle fontane, nella speranza di levar via anche un po’ di fatica. Il connubio uomo-macchina in queste circostanze pecca di molto sul lato del secondo elemento. E la salita all’Alpe Cucco ne è una prova. Per chi pensa di non trovare da queste parti discese e salite molto tecniche e single track dove è molto meglio non distrarsi... beh, meglio che cambi opinione.

Dopo il paese di Ficuzza il più sembrerebbe fatto. Errore! Anche se par di vedere il lago della Scanzana, tocca rientrare nel Bosco di Ficuzza... A tratti stesse scene già viste. Gli atleti sono stanchi. Crampi qua e là. L’ordine in gara dei nostri non muterà nel corso della gara. All’arrivo, fuori tempo massimo, anche Mario e Agostino. Unica nota di biasimo per l’organizzazione è quella di aver mantenuto lo stesso tempo massimo con un terreno in simili condizioni. All’arrivo meno di un terzo dei concorrenti. Un podio: Roberto Santini, terzo di categoria. Scusate se è poco.

Si può essere molto soddisfatti dopo 57 km e oltre 1900 m di salita in un percorso davvero tosto?? La risposta è sì. Tornare in Sicilia l’anno prossimo? E perchè no! I nomi rievocano storia. Ma i luoghi meritano solo di esser visitati. E in attesa dell’aereo l’indomani mattina, cosa c’è di meglio di un’ottima cena siciliana a casa dei genitori di Agostino? Grazie Gino e Concetta. A presto!

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